Forse non ne avrai ancora sentito parlare, ma è stata messa in atto una nuova truffa, in particolare, quella che si potrebbe definire la “truffa degli assegni su WhatsApp”.

In particolare, un consumatore ha segnalato una comunicazione con la quale i soggetti verrebbero invitati ad incassare un assegno mediante una foto ricevuta su WhatsApp.

In merito è stata emessa una sentenza da parte dell’Arbitro bancario, e per capire come si sia dipanata la vicenda sarà necessario cominciare dall’inizio. 

TRUFFA ASSEGNI SU WHATSAPP, CHE COSA È SUCCESSO

In particolare, per la truffa degli assegni su WhatsApp è stato colpito un consumatore.

Si era partiti da un venditore di auto, il quale aveva pubblicato su internet un annuncio in modo da attirare il potenziale cliente.

Tra il cliente e il venditore si sono instaurate delle trattative, soprattutto via telefono, e ad un certo punto il venditore avrebbe richiesto al consumatore di mandare una foto di un assegno compilato per indicare la sua effettiva volontà di concludere l’affare.

Ingenuamente, il cliente si è occupato di inviare la foto, pensando che comunque il venditore non avrebbe avuto la possibilità di incassare nulla.

In realtà, il venditore di automobili stampando l’assegno sarebbe stato in grado di incassarlo regolarmente.

La vittima della truffa degli assegni su WhatsApp, a questo punto, si è rivolta all’associazione dei consumatori e alle forze dell’ordine. I carabinieri e i consulenti sarebbero rimasti stupiti dalla possibilità di ottenere dei contanti da una banca con un assegno stampato e ricavato da una fotografia di WhatsApp.

Questo soprattutto perché le banche, già a partire dal 2010, avrebbero dovuto mettere in pratica tutta una serie di interventi volti ad evitare le falsificazioni.

Ad esempio, la carta degli assegni dovrebbe essere filigranata, dovrebbe non essere fluorescente e dovrebbe avere altri elementi atti a consentire un controllo contro le falsificazioni.

Infine, sarebbe necessario un controllo in merito alla validità dell’assegno da parte dell’impiegato allo sportello, il quale dovrebbe comunicare i dati dell’assegno alla banca emittente, in modo da valutare l’effettiva emissione del titolo da parte di questa.

Proprio per questo motivo, l’Unione consumatori ha pensato che una delle responsabilità si trovasse proprio presso l’impiegato di banca, un soggetto compiacente che avrebbe aiutato il venditore di automobili a farla franca e ad incassare un assegno oggettivamente falso. 

TRUFFA DEGLI ASSEGNI SU WHATSAPP, IL RICORSO ALL’ARBITRO BANCARIO

Proprio per questo motivo, il consumatore è stato diretto verso l’Arbitro bancario, quello che è il soggetto che si occupa di controversie di questo tipo, abbreviandone le tempistiche ed evitando di aprire un vero e proprio processo.

L’Arbitro bancario ha avuto la possibilità di esaminare il caso, ed ha dedotto come la responsabilità per la truffa degli assegni via WhatsApp fosse anche della banca, che non avrebbe bloccato l’incasso di un titolo palesemente falso.

Proprio per questo, l’Arbitro ha stabilito il diritto del consumatore di ottenere un rimborso pari al 100% della somma. 

TRUFFA ASSEGNI SU WHATSAPP, COME COMPORTARSI

Come avrai potuto capire, la truffa degli assegni su WhatsApp ha visto una concomitanza di fattori: l’ingenuità del cliente, l’intento truffaldino del venditore e, probabilmente, una collaborazione da parte di un impiegato di banca.

Proprio per evitare di trovarti in situazioni simili, il consiglio che diamo a tutti i consumatori è quello di evitare di mettersi in una situazione del genere.

Non bisognerebbe mai inviare immagini di questo tipo né via WhatsApp, né via email, e nel caso in cui vengano richiesti certi tipi di dati per la conferma di un acquisto, bisognerebbe incontrare di persona il venditore.

Se al diniego verso il venditore questo dovesse scomparire, sapreste di aver evitato di cadere in una palese truffa.