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Archives for Difesa Utenti

Mancato pagamento delle rate finanziate? I rischi e le segnalazioni alle banche dati

 

Mancato pagamento delle rate finanziate? I rischi e le segnalazioni alle banche dati

Oggi giorno è facile ricorrere alla richiesta di credito presso finanziarie o istituti di credito per acquistare i beni di consumo o altre necessità legate a mancanza di liquidità.

Esistono tante opportunità per ottenere un prestito nelle forme più svariate ma con tassi davvero pesanti.

Spesso, la necessità di una somma, fa la fortuna delle finanziarie!!

Il consumatore, ignaro del vero tasso applicato, e mosso dalla necessità, si ritrova alla fine del finanziamento ad aver pagato il doppio della somma richiesta!!

Queste le ragioni per le quali non si riesce ad estinguere un finanziamento nei tempi previsti.

In altri casi sono le necessità quotidiane, che fanno incorrere il consumatore in un mancato pagamento delle rate.

Ma cosa succede in questi casi?

La prima cosa è che si viene segnalati come cattivi pagatori.

Queste segnalazioni vengono fatte sulle banche dati finanziarie.

Una volta avuta la segnalazione sarà necessario far passare del tempo per poter nuovamente accedere ad un credito.

Si tratta di una sorta di ‘fedina penale creditizia’ che rende malvisti da qualsiasi potenziale creditore a cui ci si rivolge per un altro prestito.

Tutti i debiti con le banche o le finanziarie vengono registrati alla Centrale Rischi della Banca d’Italia ed altri Sistemi di informazioni creditizie, come il Crif.

Basterà non pagare tre rate successive di un finanziamento o altro e si viene iscritti.

Per quanto tempo si rimane iscritti?

Il tempo varia a seconda della gravità del debito accumulato e permane anche dopo che lo stesso è stato estinto, si va dai 12 ai 36 mesi.

Conclusioni

Ebbene sapere che è possibile richiedere la cancellazione dalle banche date prima del tempo indicato, se il finanziamento è stato estinto e non risultano ulteriori debiti.

 

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Buoni fruttiferi postali cointestati: cosa fare in caso di decesso dell’intestatario

 

I buoni fruttiferi Postali sono uno strumento di investimento sicuro perché possono essere rimborsati in ogni momento e sono garantiti dallo Stato Italiano ed emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti.

Negli ultimi anni, i buoni fruttiferi sono stati oggetto di diatribe tra i risparmiatori e Poste italiane.

In particolare la serie P diventata Q, ha visto il mancato riconoscimento da parte di Poste dei tassi di interesse maturati come indicati da tabella presente sul retro del buono.

Le Poste Italiane hanno mantenuto un comportamento ostruzionistico anche in presenza di buoni con intestatari defunti, richiedendo di compiere una serie di adempimenti burocratici (certificato di morte del cointestatario, dichiarazione di successione..) e rimborsando in tempi lunghi.

Ma cosa accade se muore l’intestatario?

Quando l’intestatario del buono muore, il rendimento dello stesso cade in successione.

Gli eredi  dovranno presentare alle Poste il certificato di morte del defunto e compilare tutti i documenti inerenti

all’apertura della pratica di successione, per ottenere il rimborso.

E se il buono è cointestato?

Nel caso di buoni cointestati che riportino la clausola pfr (pari facoltà) se uno dei cointestatari muore, il buono non sarà oggetto di successione ma dovrà essere rimborsato per intero all’intestatario vivente.

E’ quanto sancito con sentenza dalla Corte meneghina che ha affermato: “ai buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso emessi antecedentemente all’entrata in vigore del D.M. 19.12.2000 debba applicarsi la disciplina contenuta nel D.P.R. n. 156/1973 e nell’art. 208 del regolamento di esecuzione del 1989”.

Pertanto, in applicazione della suddetta normativa, il rimborso del buono fruttifero non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo di avvalersi della clausola di pari facoltà di rimborso e richiedere all’ufficio postale l’ emissione del pagamento dell’intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell’ipotesi di altro cointestatario del medesimo buono, la quietanza congiunta degli aventi diritto.

Conclusioni

La morte del cointestatario non estingue il diritto del concreditore a ritirare l’intero capitale del buono postale.

Se vi trovate in casi simili, recatevi alle poste e pretendete il pagamento dell’intero buono!!!

 

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Obbligo dei Seggiolini anti abbandono: Tutte le novità

Obbligo dei Seggiolini anti abbandono: Tutte le novità

Da febbraio 2020 scatterà l’obbligo di installare sulla propria auto i seggiolini anti  abbandono– o seggiolini salvabimbi – per i bambini con età da 0 a 4 anni.

 

Tale obbligo è stato codificato con la legge n.117/2018 che ha integrato l’art. 172 del Nuovo codice della strada, per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli ed evitare i tragici casi di cronaca avvenuti negli ultimi anni.

Cosa prevede la legge

Le modifiche all’articolo 172 del codice della strada, prevedono l’obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli chiusi.

In particolare saranno obbligati all’installazione : I conducenti di veicoli M1, N1, N2, N3 immatricolati o guidati in Italia, che trasportano bambini sotto i 4 anni di età.

Come funziona effettivamente il dispositivo?

Si tratta di un meccanismo in grado di attivarsi automaticamente e di dare un segnale al conducente al momento dell’attivazione. Il dispositivo darà un allarme con segnali visivi ed acustici, percepibili sia dentro che fuori dalla vettura.

L’equipaggiamento potrà aggiungersi ai normali seggiolini già acquistati, anche se saranno in arrivo seggiolini con il dispositivo integrato.

La legge prevede che il dispositivo possa essere collegato ad un sistema di comunicazione automatico per l’invio di messaggi o di chiamate.

Quanto costa il seggiolino anti abbandono

Il prezzo per il dispositivo attualmente parte da 50 auro per arrivare ai 100 euro.

Quali sono gli incentivi?

Per agevolare l’acquisto di dispositivi di allarme volti a prevenire l’abbandono dei bambini nei veicoli, sono state preventivate delle agevolazioni fiscali limitate nel tempo, per sapere effettivamente il loro ammontare e i soggetti che ne potranno beneficiare, occorre attendere la legge di Bilancio 2020.

 

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Telefonia nuovi rincari sulle tariffe: come difendersi

Settembre è stato il mese dei rincari telefonici, già anticipati quest’estate.

Numerose compagnie hanno disposto la rimodulazione dei piani tariffari sui clienti già attivi attraverso l’invio dei famosi sms per la linea mobile e delle informative per la linea fissa.

Quali gli aumenti?

I rincari previsti dai gestori variano da un minimo di 0,89 a 5 euro a seconda se si tratti di rete fissa o mobile o internet.

Le compagnie telefoniche affiancano alla notizia dell’aumento degli OMAGGI, come ad esempio minuti illimitati gratis, pacchetti di gigabyte aggiuntivi da consumare in un mese, per invogliare il consumatore a rimanere con loro.

Sempre più spesso tali omaggi non ci sono e l’aumento tariffario risulta essere una modifica unilaterale delle condizioni economiche del contratto.

Come Funziona?

L’art. 70 del Codice delle comunicazioni elettroniche e dei regolamenti dell’Agcom, prevede che le compagnie telefoniche possono modificare i costi e la composizione delle tariffe.

Le stesse sono tenuti a comunicare agli utenti interessati, con adeguato preavviso non inferiore a 30 giorni, il contenuto delle modifiche e i motivi che le giustificano, la data di entrata in vigore delle stesse e l’informativa completa sul diritto di recedere dal contratto senza penali.

Le informazioni sulle variazioni di prezzo devono essere comunicate agli utenti con qualsiasi mezzo e fornite in maniera chiara, trasparente ed esaustiva e secondo modalità precise, attraverso apposite informative pubblicitarie sul proprio sito web, presso i punti vendita e per le utenze mobili, tramite l’invio alle utenze interessate di un sms.

Come difendersi?

La prima regola è quella di cambiare operatore telefonico, ma prima bisogna inviare una e-mail di recesso al servizio clienti del vecchio gestore o chiamarlo e parlare con un operatore.

Il passaggio al nuovo gestore che offre una tariffa più conveniente è gratuito fino al giorno prima dell’entrata in vigore delle modifiche contrattuali annunciate.

Quali gli aumenti di telefonia annunciati dai diversi gestori.

  • Tre, prevede aumenti per la tariffa All-In: il costo mensile sarà maggiorato di 1,49 euro, 1,99 euro o 2 euro in base all’offerta sottoscritta, con la possibilità di aggiungere gratuitamente per un anno la promozione 50 Giga in più al mese.
  • Wind, prevede aumenti sulla tariffa Wind Smart: da 1,91 euro, 1,99 euro, 2 euro, 2,08 euro, con l’omaggio dei 50 Giga mensili. Per la linea fissa invece, le offerte Noi Tutti e Noi Tutti Unlimited prevedono rincari di 0,99 euro, 1,50 euro e 1,99 euro, con la possibilità di scegliere fra due omaggi: i 50 Giga aggiuntivi al mese, oppure un anno di chiamate nazionali illimitate.Vodafoine
  • Vodafone, attiva aumenti di 1,98 euro al mese a partire dal 2 settembre offrendo, in alcuni casi, 20 Giga in omaggio al mese.
  • TIM, attiva i rincari sulle offerte TIM Ten Go, TIM Planet Go e TIM Special Old, il cui costo mensile è salito di 1,99 euro.

In conclusione

Leggete con attenzione le comunicazione dei gestori telefonici verificando le modifiche contrattuali ed i tempi di recesso.

Solo così potrete tutelare i vostri diritti, in mancanza ci pensiamo noi di DIFESA UTENTI.!!!

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Telefonia : la truffa dei VAS

L’uso dei cellulari per la navigazione in internet è ormai consolidato.

Mentre si naviga è’ facile imbattersi in banner pubblicitari che attivano servizi in abbonamento a pagamento: si tratta dei VAS

 

Cosa sono?

 

Per VAS, si intende nella telefonia mobile i Servizi a Valore Aggiunto il cui intento è quello di fornire prestazioni aggiuntive rispetto ai servizi “di base” previsti dal fornitore mobile.

 

Come si attivano?

 

Si attivano in autonomia con un semplice click distratto, fatto spesso nella consultazione di una pagine online.

 

Si clicca sul link di una pagina e invece di arrivare effettivamente su quella pagina ci si vede reindirizzare sulla pagina di un sito a pagamento, che si tratti di giochi online, porno, oroscopi, news di settore o contenuti come suonerie e immagini per il cellulare ed in automatica ci si ritrova con addebiti sul credito SIM.

 

Per l’attivazione degli stessi non è richiesto alcun consenso, non si riceve alcuna notifica e spesso sono ardui da disattivare.

 

I costi di attivazione dei VAS sono molto cari, soprattutto se non ci si accorge per parecchio tempo dell’avvenuto pagamento, ci si ritrova con decine di euro che vengono volatilizzati dal credito per servizi non voluti, né richiesti né sfruttati.

 

Quello dei VAS è un business legittimo che non può essere impedito dalle autorità competenti; ma che, al contempo, viene spesso effettuato su una clientela ignara di essersi accollata i costi di un abbonamento “per sbaglio”, semplicemente navigando in internet e cliccando ingenuamente su un link sospetto o nascosto.

 

Cosa fare?

 

L’Agcom sta attivando una procedura di sicurezza per tutti i tipi di servizi “premium” degli operatori di servizi mobile.

La procedura prevede due step: un primo passo è quello dell’acquisizione di consenso consapevole.

Sarà obbligatorio disporre un doppio consenso al servizio.

Un primo click per registrare il consenso ed un secondo click per confermare la volontà di acquisto del servizio premium con relativo addebito sul conto residuo del telefono.

 

Il secondo step è di tipo informativo: si tratta di un numero verde di Customer Care che servirà a informare l’utente dei servizi a pagamento attivi sul suo numero telefonico. Il numero, gratuito e attivo 24 ore su 24, è 800.44.22.99!!

 

Come difendersi dai VAS?

 

  • Connettersi tramite wifi.

Questo sistema permette di evitare di fare la richiesta di connessione al DNS del fornitore mobile, saltando il rischio che questo devi tale richiesta verso un indirizzo IP diverso rispetto a quello richiesto e a pagamento.

  • Usare la Blacklist

Annotare gli indirizzi dei siti a pagamento che si incontrano nel tempo ed inserirli nella lista nera dei siti bloccati.

  • Utilizzare la modalità desktop sul cellulare

Tale tipo di navigazione non consente il reindirizzamento del sito e non comporta la visualizzazione di banner adottati per l’attivazione dei VAS.

 

Come rimediare all’attivazione

 

Disporre l’immediata disattivazione del servizio contattando il servizio clienti della propria compagnia telefonica. Nel contempo richiedere, quando è possibile, il risarcimento per un servizio non richiesto.

In conclusione

Navigare con prudenza e tranquillità consentirà di non incappare in queste truffe!!

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False polizze assicurative on line: come difendersi

Il settore assicurativo, negli ultimi anni, ha subito notevoli aumenti ciò ha comportato la ricerca, da parte degli utenti, di compagnie assicurative più insolite alla ricerca di prezzi sempre più competitivi.

La maggior convenienza si ritrova su siti di assicurazioni presenti in Rete, che attivano polizze vantaggiose per auto ma anche natanti e case.

Si tratta di siti di compagnie minori, ma il più delle volte sono siti utilizzati al fine di truffare i poveri utenti e far stipulare polizze false.

La Guardia di Finanza ha oscurato circa 220 siti internet che vendevano false polizze assicurative.

Come funziona la truffa?

I siti internet utilizzano spesso loghi di compagnie molto conosciute.

Le stesse si presentano come partners delle compagnie più famose e fanno sottoscrivere agli utenti vantaggiose polizze per le assicurazione dell’auto.

Quali sono le conseguenze?

La polizza sottoscritta è del tutto nulla, pertanto non ha valore nei confronti dei terzi.

In caso di RC AUTO, l’utente, oltre alla perdita di denaro, può incorrere in una multa con sequestro del veicolo ed è obbligato a risarcire personalmente i danni in caso di incidente.

Come difendersi?

  • Verificare l’indirizzo web del sito sul quale si naviga facendo attenzione che lo stesso cominci con https;

 

  • Verificare che il nome della società che ci presenta il preventivo sia inserito nell’elenco delle compagnie autorizzate ad operare in Italia, disponibile sul sito dell’IVASS;

 

  • Verificare al momento del preventivo, le voci relative ai massimali previsti e alle franchigie, il risparmio può essere dovuto alla presenza delle stesse e alla mancata copertura di voci in caso di incidente;

 

  • Disporre pagamenti tracciabili: anche di fronte alla proposta di sconti incredibili, meglio non effettuare pagamenti su carte prepagate o altre metodologie poco chiare;

 

  • Assicurarsi di ricevere l’intera documentazione necessaria a chiusura del contratto.

Conclusione

Utilizzate i nostri consigli al fine di scegliere le proposte con maggiori garanzie.

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Spot pubblicitari personalizzati sulle smart TV: Cosa sono e come difendersi

Oggi quasi tutti hanno una tv che si collega ad internet, (Smart TV) e consente di vedere in diretta tutto quello che si vuole.

 

Ma se da un lato la possibilità di navigare con la tv ci consente di spaziare da documentari a film di ogni genere e serie televisive all’ultima moda, dall’altro fornisce informazioni sulle nostre abitudini consentendo alle società in internet di conoscere la nostra ubicazione geografica, la fascia d’età, il sesso,  i gusti e le abitudini di consumo così da realizzare una pubblicità “su misura”!!

 

Cos’è la pubblicità su misura?

 

Si tratta di PUBBLICITA’ mirata che si sostanzia in messaggi pubblicitari confezionati ad hoc in funzione dello spettatore.

Non si è obbligati a vederle, è necessario dare il proprio consenso!

 

Le pubblicità mirate, sono in arrivo sulle nostre TV.

Nicola Bernardi, Presidente Federprivacy, sottolinea come questo nuovo settore apra “criticità su vari fronti riguardanti i diritti fondamentali dell’individuo, con potenziali rischi di discriminazione e condizionamento delle opinioni personali, e non per ultimo sul rispetto della normativa sulla privacy.”

 

 

Il Regolamento UE n.679/2016 aiuta i consumatori a difendersi, prescrivendo

che l’utente debba esprimere in modo consapevole il proprio consenso dopo essere stato informato in maniera chiara e trasparente.

L’utente, inoltre, ha il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso all’utilizzo delle proprie abitudini ai fini pubblicitari.

Nei casi di modalità contrarie a quelle prescritte l’azienda è soggetta a multe fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato annuo globale.

 

Conclusioni

 

Quando scegliete una Tv smart sappiate che potete andare incontro a queste nuove forme di pubblicità, quindi leggete bene e se vi chiedono il consenso per qualcosa, prima di dare l’ok assicuratevi di avere capito bene per che cosa!! E ricordate che potete in ogni momento revocare il consenso!!

 

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Arrivano i rimborsi per i Risparmiatori truffati dalle banche

Arriva finalmente una risposta per tutti i risparmiatori vittime dei crack bancari.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale, che delinea le modalità di rimborso e le categorie interessate ad accedere al Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR), istituito con la legge del 30 dicembre 2018 n.145  presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’apertura del Portale per la presentazione delle istanze, solo online,  è avvenuta il 22 agosto, da quella data entro i prossimi 180 giorni i cittadini “truffati” potranno quindi registrarsi, compilare la domanda da firmare e inviare il tutto con i dovuti allegati per via telematica.

 

Chi ha diritto ai rimborsi

 

Tutti i risparmiatori  in possesso delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018.

In particolare,  le persone fisiche, imprenditori individuali, anche agricoli o coltivatori diretti, le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le microimprese che occupano meno di dieci persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.

Gli indennizzi spettano anche ai loro successori mortis causa o al coniuge, al convivente more uxorio o di fatto, ai parenti entro il secondo grado, in possesso di tali strumenti finanziari.

Sono oggetto di indennizzo le azioni e obbligazioni subordinate emesse da 11 istituti di credito:

Popolare di Vicenza,

Veneto Banca,

Banca Etruria,

Banca Marche,

CariChieti,

CariFerrara,

Credito cooperativo padovano,

Banca Brutia, Banca popolare delle province calabre,

Banca di Paceco

Credito cooperativo interprovinciale Veneto.

 

A quanto ammontano gli indennizzi?

 

Il Fondo mette a disposizione circa a un miliardo e mezzo di euro. Sono previsti indennizzi per il 30% delle somme agli ex azionisti mentre si arriva al 95% di rimborso per gli obbligazionisti. Le percentuali potranno essere incrementate se negli anni 2019, 2020 e 2021 i rimborsi complessivamente erogati secondo il piano di riparto si rivelano inferiori alla previsione di spesa per l’esercizio finanziario.

 

Come verranno erogati gli indennizzi

 

Per quanto riguarda l’erogazione, gli indennizzi saranno automatici per chi ha un reddito imponibile inferiore ai 35mila euro annui o un patrimonio immobiliare al di sotto dei 100mila euro.

Le somme verranno liquidate con bonifico bancario o postale, con precedenza per chi ha diritto a rimborsi fino a 50mila euro.

 

Come inviare le domande

 

I risparmiatori in possesso dei titoli indennizzabili possono presentare domanda, esclusivamente in via telematica, attraverso il Portale informatico reso disponibile sul sito fondoindennizzorisparmiatori.consap.it.

Sul Portale della Consap sarà possibile registrarsi, compilare in modo guidato la domanda in tutte le sue parti, caricare gli allegati richiesti, produrre la domanda compilata in formato pdf da stampare e firmare, caricare la domanda firmata e infine inviarla telematicamente.

 

Conclusioni

 

L’introduzione del Fondo è stata una risposta ai circa 200mila tra azionisti e obbligazionisti vittime delle banche, che oggi grazie al portale possono ottenere una parte dei loro risparmi.

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Bollette a 28 giorni, qual è la situazione attuale

 

Le  bollette a 28 giorni sono state un tema molto discusso sia dalla clientela sia dagli operatori telefonici.

Questo perché addebitare l’importo di una bolletta, sia essa di un abbonamento o di una ricaricabile, ogni 4 settimane risultava poco corretto per il cliente.

Per questo sono stati fatti numerosi ricorsi che, nella maggior parte dei casi, hanno visto vittoriose le associazioni di consumatori e gli stessi gruppi di clienti.

Ora è necessario fare il punto della situazione, in modo da capire come muoversi e quali siano i reali diritti delle persone che avessero costituito un contratto con un operatore telefonico che avesse applicato questo tipo di tecnica.

La situazione per Telecom

La notizia più recente riguarda Telecom Italia. Infatti, il 5 luglio 2019 il Consiglio di Stato si è occupato di respingere la richiesta dell’azienda di telefonia in merito alla possibilità di estendere la sospensione dei rimborsi verso i clienti fino alla decisione riferita al ricorso stesso.

Quindi, i giudici amministrativi si sono occupati di rigettare il ricorso di Telecom contro la delibera AGCOM del 2017 che stabiliva la necessità di prevedere dei rimborsi in favore degli utenti che fossero stati danneggiati economicamente dalle bollette a 28 giorni.

Una vittoria, quindi, ulteriore per i consumatori e per i loro diritti.

Questa decisione si aggiunge a quelle del 21 maggio, giornata nella quale il Consiglio di Stato aveva già respinto le richieste analoghe di Vodafone, Wind e Fastweb.

Bollette a 28 giorni, che cosa succede ora?

Dopo la decisione del Consiglio di Stato ci si potrebbe chiedere che cosa accadrà concretamente alle bollette e ai diritti dei consumatori.

Bisogna ricordare come davanti al Consiglio di Stato fosse intervenuto direttamente il Codacons, che aveva dato vita proprio alle diverse pronunce degli organismi amministrativi.

Ora sarà necessario attendere la pubblicazione delle recenti decisioni del Consiglio di Stato in merito ai diversi operatori telefonici.

Nel caso in cui i ricorsi che sono stati proposti dalle compagnie telefoniche fossero rigettati, inizierà la fase dei rimborsi.

Ogni utente che abbia costituito questo tipo di contratto avrà diritto ad un rimborso che andrà dai 30 ai 50 euro.

Nelle ultime settimane moltissime aziende telefoniche stanno cercando di tamponare la situazione offrendo ai propri clienti delle specie di rimborsi “a latere” costituiti da minuti e giga gratuiti.

Tuttavia, e questo è necessariamente da specificare, questi “regali” non fanno parte del rimborso vero e proprio che dovrà comunque essere corrisposto ai clienti.

Perché per le bollette a 28 giorni si parla di pratica scorretta

La pratica scorretta delle bollette a 28 giorni era già stata evidenziata nell’autunno del 2017.

Infatti, si sottolineava come facendo pagare il proprio abbonamento ogni 28 giorni, alla fine dell’anno si arrivasse non a pretendere le giuste 12 bollette annuali, ma 13.

Agcom e Antitrust si sono già occupate di multare diverse volte le compagnie telefoniche, e si è giunti anche ad una legge che oggi vieta questo tipo di comportamento.

I primi rimborsi sarebbero dovuti arrivare già entro il 31 dicembre del 2018, ma la prima scadenza è stata rimandata prima al 31 marzo 2019, ed ora c’è stato un nuovo slittamento in avanti, che probabilmente rientrerà a seguito delle diverse decisioni che sono state prese dal Consiglio di Stato.

Se, quindi, anche tu fai parte dei consumatori che hanno avuto una fatturazione effettuata non ogni mese, ma ogni 28 giorni, cerca di monitorare la situazione, sia mantenendoti aggiornato, sia valutando il comportamento del tuo operatore telefonico, che dovrà essere rispettoso di queste regolamentazioni e anche delle pronunce che sono state appena effettuate dai giudici amministrativi.

 

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Bollette dell’acqua : In arrivo novità per gli utenti morosi

L’ARERA  “’Autorità di Regolazione per Energia , Reti e Ambiente,” ha fissato le nuove regole per disporre la sospensione e risoluzione del contratto in caso di utenti  morosi, cioè non in regola coi pagamenti della fornitura idrica.

Dal gennaio 2020 queste regole saranno operative e finirà il far west che vede distacchi senza spiegazioni e senza avvisi.

Le misure adottate mirano al contenimento delle morosità nel rispetto dell’utente tenendo conto della situazione economico finanziaria dello stesso.

In particolare l’Arera precisa che anche in presenza di morosità i clienti appartenenti alle seguenti categorie non subiranno il distacco:

  • Utenti domestici residenti in documentato disagio economico
  • Utenze ad uso pubblico ( ospedali, case di cura e di assistenza, presidi operativi di emergenza, carceri, istituti scolastici).

Come avviene la sospensione?

Prima di qualsiasi distacco è previsto un iter ben preciso che la società idrica dovrà seguire per informare l’utente moroso che, in caso di mancato adeguamento, subirà il distacco della fornitura.

  • Sollecito bonario di pagamento, in forma cartacea o tramite PEC, che avverrà 10 giorni dopo la scadenza della fattura, fatto salvo i casi di richiesta di rateizzazione;
  • Costituzione in mora dopo 25 giorni dall’invio della fattura e dopo il sollecito di pagamento;
  • Rateizzazione dei pagamenti aventi durata minima 12 mesi.

Chi sarà soggetto al distacco in caso di morosità?

Gli utenti delle utenze domestiche che a seguito del sollecito non abbiano disposto il pagamento o richiesto rateizzazione e la sospensione idrica o la limitazione del flusso, dove possibile, sarà effettuata:

  • Entro 25 giorni dalla costituzione in mora se il mancato pagamento delle fatture non superi di 3 volte l’importo pari al corrispettivo annuo dovuto;
  • Entro 20 giorni, se il mancato pagamento delle fatture superi di 3 volte l’importo pari al corrispettivo annuo dovuto.

 Cosa cambia per le utenze condominiali?

Il gestore non può attivare la procedura di limitazione o sospensione della fornitura idrica a fronte di pagamenti parziali a condizione che questi ultimi siano effettuati entro la scadenza dei termini previsti nella comunicazione di costituzione in mora in un’unica soluzione e siano pari alla metà dell’importo dovuto.

Il gestore può disporre il distacco della fornitura, se entro 6 mesi dall’avvenuto pagamento parziale non si provveda al saldo del dovuto.

In conclusione

La sospensione idrica avverrà solo in seguito alla comunicazione del gestore, in assenza si potrà richiedere il risarcimento dei danni allo stesso anche in presenza di morosità.

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